Il Babbo

Ottantasei primavere, forse sta’ per suonare la campana. L’appello continua inesorabile, il carro armato del tempo tutto travolge ormai. Era buio totale, pieno di stelle, il primo a trillare era il pettirosso, mentre sbiancava all’oriente, il primo tordo schizzava come una saetta. Era freddo, i diti rosati dell’Aurora cominciavano a scaldare le mani intirizzite. Ricordi. Quanti ricordi !

Una vita intensa e fortunata. Libri, studio, disciplina, laurea, alunni. Il profilo dolce della mamma, il cipiglio severo del papà. La vita, l’amore, la sposa, i figli, lo sport….tanto.
La città: la banda musicale, Ndindilicchiu, le risate de Giulio Metemagno, la parlata lenta e pacata de Spaccetta, u CIRCHELU dei buciardi de Sorichinu, le fettuccine de Leopoldo, Checchino u capostazione, Giuffrida u carzolaru, Checco Bigelli, le previsioni de Strolambio, e de Rosina ‘a mula, u cannellinu d’u Puièse, u Carnevale de Pupone, Piazza Fiorita, u giru du forte, Via Pensa, Peppe l’acquacetosàru, L’8 settembre, feroce, insanguinato.

L’andatura s’è fatta faticosa. Ecco ‘a machina da scrive pé ricordà Frascati e i Frascatani.

Florido Bocci